Per chi se lo fosse chiesto: sì, anche a me Choublanc è sembrato una satira di Silvio Berlusconi, scritta con vent’anni di anticipo!
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Forse l’unica recensione veritiera di un’opera come questa dovrebbe essere paginate e paginate di trascrizioni fonetiche di gemiti di piacere. Ma cerchiamo di metterla sul discorsivo. Pubblicata per la prima volta nel 1980, scritta-disegnata-colorata dal vate del fumetto francese Enki Bilal, questa storia fin dalle prime pagine ci sbatte in faccia un mondo coerentemente assurdo e assurdamente coerente, in una Parigi del futuro ridotta a città-stato, stretta nella morsa di una feroce dittatura fascista che non rinuncia ad indire elezioni, manipolando l’opinione pubblica pur di avere la certezza di uscire vittoriosa dalle urne. Ma i piani del satrapo Choublanc, un novello Mussolini neogollista, truccato come un clown(!), vengono guastati da alcune divinità egizie(!), che stazionano sopra la città in un’astronave a forma di piramide(!), e ingannano il tempo giocando a Monopoli(!) e guardando la TV(!), in attesa di ripartire dopo un rabbocco di benzina(!), preteso come dovuto senza dare nulla in cambio, un rabbocco però in grado di gettare sul lastrico l’economia del regime Choublanchista. A complicare le cose ci pensa un dissidente dio falco, Horus, in lite con gli altri immortali, che si impossessa del corpo di un, anche lui dissidente, umano, Nikopol, e lo manovra per portare a compimento la sua vendetta. Senza svelarvi il finale qui mi fermo, senza neanche aver avuto il tempo di accennare al ridicolo papa Théodule I, alle sanguisughe Zuben’ubiane che infestano la Torre Eiffel, alle uova giganti di Menkar, al fidato consigliere governativo Gogol, un gatto telepatico dal pelo bianco verde.
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La terza faccia della medaglia!
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